Il Solo che salva: ricordando le vittime dell 11 Settembre

Tra le persone che ancora si trovavano all’interno delle Twin Towers al momento del crollo, quel famigerato 11 Settembre del 2001, solo 2 sono sopravvissute
Questo impressionante documentario racconta la storia di uno di essi, Pasquale Buzzelli.

Si trovava ancora al 18 piano dell’edificio ed è franato insieme ad esso. La massa degli 80 piani sovrastanti di detriti e un salto nel vuoto di 60 metri nulla hanno potuto nei confronti di Colui che può tutto e evidentemente ha fatto un miracolo- ma, come per ogni miracolo, qualcuno se vuole può sempre illudersi che sia stato “un caso”.


Quasi 3000 civili e 343 pompieri sono morti negli attacchi dell’11 Settembre, senza contare i feriti e coloro- circa 40000- che hanno sviluppato malattie a causa dell’esposizione alle polveri tossiche generatesi dopo il crollo. I pompieri-dei veri eroi- erano accorsi per salvare la gente e sono rimasti loro stessi vittime del crollo, insieme al loro cappellano, il francescano Mychal Judge, prima vittima accertata della tragedia, che si trovava lì per assisterli.
Altri pompieri sono arrivati dopo il crollo e, di loro iniziativa, senza ordini superiori, si sono avventurati tra le macerie in cerca di sopravvissuti. E’ così che il pompiere Michael Morabito ha trovato Pasquale ed è riuscito a metterlo in salvo.

Dopo il volo, Pasquale è rimasto incosciente per qualche ora e si è svegliato seduto su una pila di detriti, a qualche metro dal suolo, circondato da macerie e fiamme, senza potersi muovere.

Louise, la moglie di Pasquale, in cinta, credeva che il marito fosse morto nel crollo e invece lo ha visto tornare a casa la sera stessa. La figlia che è nata è stata chiamata Hope.

Nel documentario è possibile vedere la commozione dei protagonisti e gli effetti del trauma che ha cambiato le loro vite, segnandoli in modo indelebile. Essi meritano la nostra compassione.

Io avevo già cominciato il cammino della vita consacrata e quel giorno ero andato a Pisa, a sostenere l’ultimo esame prima di lasciare definitivamente l’università per seguire la chiamata di Dio. Dopo l’esame, andai a trovare i miei amici nell’ultimo appartamento dove avevo abitato come studente universitario e lì, insieme a loro assistetti agli eventi in diretta TV.
Come tutti ero sotto shock e, il crollo di quelle torri, fu anche una conferma per me di quanto le realtà di questo mondo sono instabili e come sia opportuno costruire qualcosa che resta per sempre, con tutti i sacrifici che questo comporta.
Recentemente è stato celebrato Gino Strada. Nella suo ultimo articolo

https://www.lastampa.it/topnews/lettere-e-idee/2021/08/13/news/cosi-ho-visto-morire-kabul-1.40594569

egli affronta con lucidità il fatto che la guerra in Afghanistan è stata una guerra di aggressione ingiustificata. Guerra che ha causato 241000 vittime civili, numero assai superiore a quello delle vittime dell’11 Settembre.

Gli Stati Uniti hanno speso 2mila miliardi di dollari e l’Italia 8,5 miliardi di euro per finanziare questa “guerra santa”. Come se non bastasse il numero dei morti a dire quanto questa guerra sia stata insensata, la guerra è finita con il ritorno al potere dei Talebani che hanno messo le mani su sofisticati armamenti. Difficile pensare ad un modo peggiore per onorare la memoria e fare giustizia alle vittime dell’11 Settembre.

Oltretutto le persone che nelle Twin Towers hanno perso familiari e conoscenti hanno perso anche soldati amici e familiari inviati in Afghanistan. Le morti di coloro che hanno dato la vita credendo di servire il bene e il loro paese non sono state però inutili, essi avranno la loro ricompensa per la generosità dimostrata e il loro sacrificio non è sprecato, Dio infatti guarda alle intenzioni del cuore. Sono state pedine, tragicamente manovrate in modo sbagliato da chi aveva la reale responsabilità di scegliere e ne pagherà il prezzo davanti a Dio.

Negli aerei dirottati e nelle Twin Towers avremmo potuto esserci tutti noi, occidentali benestanti in vacanza a New York. Più difficile empatizzare con l’anonima massa degli afgani morti, di cui circa 30000 bambini. Sono distanti geograficamente, culturalmente, e abbiamo sempre quella maledetta tendenza a voler stare dalla parte del più forte.

L’11 Settembre ha scosso le nostre coscienze, nel ricordarlo una preghiera sale a Dio per tutte le vittime e i loro familiari, e anche per le vittime civili e i soldati della guerra che ne è seguita, che tutti abbiano la forza di andare avanti e sopportare i dolorosi ricordi senza esserne schiacciati. Nel male insensato vediamo all’opera il “Mistero dell’iniquità” di cui parla la Sacra Scrittura, che sarà spazzato via con il ritorno del nostro Salvatore, Gesù Cristo, perciò i Cristiani, anche nelle più grandi prove sono sempre pieni di speranza. Accanto alla speranza è doverosa anche la memoria e la compassione per le vittime.

L’11 Settembre porterà un germe di speranza se accogliamo l’ invito a non rimanere insensibili alle sofferenze umane e a non provocarne altre e se i nostri occhi si dirigono di più verso la luce divina che non conosce alterazioni né tramonto.
Ogni tragedia ha la sua unicità perché tocca la vita di essere umani unici e irripetibili. Ogni tragedia, piccola o immensa, la Crocifissione di Gesù, il campo di concentramento e il terrorismo, l’incendio, la morte sul lavoro, il disastro naturale, il delitto, la guerra inutile, la violenza tra le mura domestiche, come l’11 Settembre merita il suo Ground Zero: per non dimenticare e invocare Colui che salva.

 

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